Commenti sull’Info Age

Diari sull’informatica e dintorni

Archivio per Maggio 2007

Non farei mai parte di un club che mi accettasse tra i suoi soci.

Pubblicato da orter su Maggio 30, 2007

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Quando i pixel erano quadrati

Interessarsi dei computer negli anni ottanta significava passare per idioti. Mentre i propri coetanei rivolgevano attenzione ai passatempi socialmente accettati
(ovvero farsi la ragazza, il motorino, la moto, la macchina, i capelli), noi si passava il tempo tra riviste malstampate fatte di carta velina, manuali che il negoziante vendeva con un ghigno di compassione…e la tastiera del beneamato home computer.

Gli amici, quelli che con la ragazza avevano già pomiciato, ridevano. I parenti avevano un atteggiamento tra l’imbarazzato ed il preoccupato.

Ho sentito una madre d’informatico dire ad un’altra di non informatico: “Sa…da piccolo smontava sempre i televisori”. L’altra annuiva comprensiva (si sà tra due madri la comprensione è d’obbligo, se la seconda è mamma di sfigato).

C64, Spectrum ZX80, ZX81, 48K…. li chiamavano Home Computer perchè erano per famiglie. La pubblicità della commmodore mostrava persino una famigliola estasiata davanti alla tastiera del C64. In realtà sti affari venivano usati solo dai cosiddetti smanettoni, che erano i cuccioli della famiglia. Più aperti alle novità del padre impiegato, più interessati e sensibili.

Certo, i cuccioli crescono e la società (di cui fa parte anche il resto della famiglia) si aspetta che, dopo aver guardato il film “Il tempo delle mele n” i medesimi si prestino ad interessi più mondani.

Invece alcuni…niente. Hai voglia…sempre più incollati alla televisione a sciorinare parole astruse e a gioire di strane esplosioni di colore. Cha facciano male agli occhi?

C’e’ chi era stato psicanalizzato su consiglio della vecchia zia che era stata insegnante elementare fino al 1955 e che di ragazzi se ne intende. Lo psichiatra aveva emesso il perentoreo verdetto “Vedrà sono manie giovanili poi passano, come i brufoli. Sa una volta c’erano i casini e passavano prima (anche i brufoli). Semmai lo mandi a Londra”

Da Londra il ragazzo era tornato, con un pacco di riviste di videogames e con un nuovo joystick.”

-”Ti sei fatto la ragazza?”, chiedeva speranzoso il padre in una stanza appartata.

-”Quale?”, Rispondeva stupito il figlio.

-”Ma che hai fatto?”, chiedeva il padre (adesso preoccupato).

-”Fighissimo, sono stato in un negozio dove vendevano l’ultimo modello di Commodore, L’Amiga. Poi avevano un plotter per il C64 magnifico, usava i pennini veri. Poi sono stato in una mostra dove dei programmatori olandesi mostravano i loro demo in assembler per il C64. E poi…”.

-”…ah ecco ok bravo, bravo”, tagliava il padre (convinto di aver generato un imbecille).

Personal Computer

Dopo il 1986 sul mercato apparvero i primi Personal Computer. Erano gli IBM XT, seguiti a breve da Commodore Amiga, Atari ST e una lunga, ma più sfortunata, lista di macchinozze incompatibili tra loro.

Stì affari si proponevano come strumenti per l’ufficio, e non per le famiglie. Il loro target era a produttività e non lo studio o il divertimento.

Un Atari ST per la produttività? Passate in Germania nel 1990 e troverete il Mega ST utilizzato in diverse aziende.

Passate per gli studi RAI del 1988 e troverete in cabina di regia un Amiga 2000 per produrre le titolazioni.

L’atteggiamento della massa però non cambia. Per essa il computer è ancora roba astrusa. Il cucciolo però nel frattempo è diventato ragazzo, ha la prima barba e le prime voglie. Ma non è ancora proprio come gli altri. Non vuole spassionatamente l’automobile, gli basta al più il motorino. Vorrebbe però un 16 bit (per lo più Atari ST o Amiga).

Gli amici ridono sempre di più, mentre camminano tra una boutique ed un’altra. I genitori sono ormai rassegnati. I parenti sono convinti che il ragazzo nella vita diventerà al massimo uno spostato. A Natale regalano soldi, così almeno mette via (vuoi mettere mio figlio che ha già chiesto due macchine, passa il weekend in discoteca in montagna, ha avuto tre ragazze e adesso va in Olanda a fare la gita studio?).

In questi 5-6 anni il ragazzo ha imparato come programmare…di più si orienta tra concetti di cui i più non intuiscono nemmeno l’esistenza. Ed entro il 1990…

Computer for the masses

C’è un tizio in America che negli anni ‘70 del ‘900 aveva scritto insieme ad un amico un Basic per l’Altair. Negli anni 80 (stesso secolo) aveva collaborato con IBM per fornire ai nuovi Personal Computer un sistema operativo chiamato DOS. Questo sistema operativo il ragazzo lo aveva trovato in un cestino dei rifiuti della DIGITAL, dopo che questa azienda, produttrice del più antico CPM, aveva deciso che il nuovo sistema era troppo scadente per poter essere commercializzato.

Questo ragazzo occhialuto, verso il 1990, dopo dieci anni scarsi di DOS aveva iniziato a commercializzare un sistema operativo grafico chiamato Windows e aveva pubblicizzato l’idea che ogni casa dovrebbe aver avuto un PC da usare.

Questo signore, Bill Gates, aveva visto proprio giusto.

Nel 1991 un PC 386 SX con 2 Mb di ram, Hd 40 Mb, Scheda XVGA, monitor a colori, floppy da 5,14” e 3,15” costava Lire 3.500.000 (circa 1.800 euro). Era un computer di fascia media. Oggi un PC di fascia media costa 800 euro.

Il nostro ragazzotto smanettone, ormai giunto in età universitaria, con i PC ci sguazza. File config.sys e autoexec.bat sono pane per i suoi denti. Far girare Wing Commander su pochi mega, provare windows 3 in una macchina schifiltosa sono expoit a sua portata.

Di più: lui le lettere le scrive in winword e ottiene fogli che sono persino decentemente stampati.

Scoramento dei parenti ‘normali’. Loro il PC a casa ce l’hanno semplicemente perchè negli anni ‘90 era cool. Ma cosa strana, oltre che a essere cool l’oggetto, era diventato importante anche il suo utilizzo!

La tesina universitaria scritta a mano o a macchina non era più tanto accettata. I signorini delle moto incominciavano a fare brutte figure.

A chi rivolgersi? La mamma ricordava lo smanettone sfigato. Ciao ciccio, tu che sei tanto bravo..

Da questo momento in poi lo sfigato passa dal suo stato d’essere (lo sfigato appunto) ad una nuova magica condizione ‘il guru di famiglia’.

Finalmente le donne lo vogliono, tutti lo vogliono e lo guardano con rispetto. Mi dai una mano a scrivere questo? Come faccio a leggere quello?

Badare bene però…..il nostro, benchè non più reietto, è considerato alla stregua di un idraulico, cioè una rottura di coglioni necessaria. Non se ne può fare a meno, perchè la gente continua a rapportarsi con il PC come faceva prima, non vuole imparare, vuole solo usare e subito.

E tutto d’un tratto…..il cambio finale!!!!

Arriva Internet.

…e con questa tutti sono improvvisamente esperti di PC, tutti sanno usare la “macchina”…eeee il guru non è più tanto gradito. A meno che…

Non ci sia qualcosa che non va al collegamento con il modem/rooter, non ci sia il virus demente di turno, non ci siano file persi…ecc ecc ecc

Ed inoltre, tutti fanno parte del club ‘Anche tu Utonto del PC (ATUPC)’. Ovvero, con il PC fanno tutto, ma non hanno proprio capito come. Degli esempi?

Per alcuni INTERNET=GOOGLE.

Per altri, le foto si scaricano sul PC perchè c’e’ un pezzo della macchinetta fotografica che si installa da solo sul PC che si chiama Adobe Photoshop Album 2.0 Starter Edition. Le mie foto si vedono solo con quella roba lì.

Come fai ad usare un PC moderno senza Windows 95/98/XP/VISTA?

Solo il sistema operativo Mandrake/Mandiva ti fa apprezzare il PC senza dare soddisfazione alle merdose aziende demoplutocratiche come Microsoft. Viva i no global! (Sic)

L’ex sfigato smanettone se ne sta dalla sua parte e non si unisce al club. Lui sa cos’è Linux e lo usa per i suoi pregi. Usa anche Windows, perchè solo in Windows ci sono certi software che tocca usare per la professione.
E gli altri…Gli altri lui se li osserva…assume un comportamento uguale a quello loro…e continua a pensare a Groucho Marx.

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You are a looser, dear!

Pubblicato da orter su Maggio 23, 2007

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Ammettiamlo pure, oggi il computer ce l’hanno davvero tutti, alla stregua del frigorifero. Ha avuto ragione quel tizio con gli acchiali tondi, quel Giovanni Cancelli che ha fatto i soldi, pare, scopiazzando e riciclando.

E fin qui…se l’etica hacker dice che l’informazione è libera, noi che dell’informatica siamo i no global…siamo proprio contenti.

Ammettiamolo pure, l’uso del computer negli uffici ci ha reso qualche servigio. Facciamo code più corte per avere lo stato famiglia, la posta ci fa tracciare sul web il percorso del nostro pacco, la nostra banca ci rende servizi migliori e a costo più basso

O no?

Secondo me le file più corte negli uffici del comune sono regalo della legge dell’autocertificazione (grazie europa). Adesso le poste possono perdere un pacco anche sul web, oltre che nel mondo reale. Le banche una volta mantenevano un conto corrente sostanzialmente gratis, oggi ci vogliono un pacco di soldi per gestirlo.

Dicono che sia colpa della complessità del sistema. Secondo me, quando un sistema è gestito male, l’automatizzazione non può che peggiorarlo.

Guardate l’impiegato alle poste (alle banche, al comune, alla regione, alla provincia…fate voi). E’ davanti al suo megacomputer, gli hanno appena installato SAP, ci ha il browser, può fare mail in America, ha le ultime informazioni della borsa. Gli pompano negli occhi le ultime normative, lo fanno leggere, leggere, leggere.

Ma lui se ne stà lì, a guardare lo schermo e non le informazioni che ci sono dentro.

Perchè è uno scansafatiche? Uno che scalda la sedia? Che facciamo? Lo denunciamo, gli facciamo causa, richiediamo a gran voce la riforma della pubblica amministrazione?

Può anche essere, ma la realtà è che gli sgobboni e i fancazzisti hanno lo stesso problema. Se prima per produrre qualcosa dovevano perdere tempo sulla carta, adesso perdono tempo, e molto di più, davanti al computer.

Facciamo un esempio, un certificato di nascita. Una volta c’era un librone su cui si scrivevano i nomi degli ultimi nati. Dopo il censimento, si compilavano altri due documenti: uno andava al genitore e aveva valore di certificato originale di nascita, e uno all’ufficio anagrafe. 10 minuti per censire il nuovo cittadino.

Adesso occorre:

  • Andare all’ufficio dell’anagrafe
  • Attendere che l’ospedale trasmetta informaticamente i dati di nascita
  • Inserire, a mano come prima, nel database dell’anagrafe i dati anagrafici, che ha già fornito l’ospedale, ma in formato non compatibile
  • Verificare se si sono commessi errori di battitura, perchè le variazioni anagrafiche le può fare solo il papa su ordine scritto, controfirmato da tutta la santissima trinità
  • Stampare il documento originale di nascita, un foglio brossurato di dimensioni epiche che fa le veci del vecchio libro. Perchè la legge è rimasta al fascismo ed il librone, questa, se lo aspetta
  • Spedire le informazioni all’ospedale, USSLL, provincia, ufficio codice fiscale, ufficio entrate, regione, e sospetto, persino al vaticano

Eh! Ma una volta era troppo semplice, una volta le nascite non venivano neppure registrate! Dicono. Il fatto è che i bambini vengono scambiati persino adesso.

Per automatizzare un processo qualunque, bisogna rendere efficiente quello che sta dietro. Non ci si può aspettare che il demente di computer renda intelligente quello che non lo è.

Faccio un esempio per farmi capire.

Pensate ai nastri delle casse del supermercato. Sono nati per efficientare l’operazione di pagamento. Il loro ragionamento è semplicissimo. C’è un nastro, lungo, un operatore alla cassa, più clienti e un oggetto che serve a separare un cliente dall’altro. Un oggetto semplicissimo, eppure essenziale. Un pezzo di plastica da mettere tra gli oggetti del primo e del secondo cliente.

L’idea è questa: questo oggetto o lo mette il cassiere, o il primo o il secondo cliente.

Questo l’algoritmo, nella triste realtà umana: o il separatore manca, o non viene mai usato per quel che deve. Ovvero:

  • Il primo cliente non lo mette alle fine della sua roba. Tanto, pensa, io intanto ho finito. Il secondo, fermato dal carrello del primo non arriva neppure a prenderlo (-”Me lo passa per favore” il primo cliente al secondo, -”Che cosa” -”Il separatore” -”Il Che ?” “-Quel fottuto pezzo di plastica che ti sei dimenticato di appoggiare dopo la tua roba di merda”)
  • Il cassiere, sull’orlo di una crisi di nervi, passa il separatore al primo cliente, che gli è più vicino. Evita così di doversi preparare nella specialità olimpica ‘Lancio del separatore al secondo cliente’. Questo cliente che fa? Ho visto comportamenti diversi. Si va dall’umanamente demente al criminale. L’umanamente demente è quando il separatore viene messo davanti a tutta la propria merce.
    Il criminale l’ho visto solo un paio di volte. E’ capitato che il primo cliente abbia messo il separatore in mezzo alla sua stessa roba!

Ma dico io, capisco lasciarlo da parte, capisco persino usarlo come bacchetta per dirigere una improvvisata immaginaria orchestra. Ma in mezzo alla tua roba! Caro amico di spesa, che cosa vuoi fare? Separare i fagiolini dai pomodori? Hai paura che si accoppino?

In questi casi ammiro la calma del cassiere. Io prenderei il separatore e lo sbatterei sulle orecchie del demente che mi sta davanti, urlando.

Cosa pensate che farà quel primo cliente davanti al computer del suo ufficio?

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This is KB S.Francisco Antonio Bay California. It is 25 past midnight.

Pubblicato da orter su Maggio 22, 2007

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Io sono un egoista. Mi interesso di Linux e dell’Open Source solo per due motivi: è gratis e posso guardare dentro il codice.

Se Photoshop fosse gratis non ci penserei due volte a mollare Gimp. Se Coreldraw fosse gratis farei salti di gioia. Se Rhinoceros fosse open col cavolo che userei Blender.

Sti cosi costano, io non sono un copiatore (troppa scomodità, sono pure pigro) e quindi mi accomodo sull’open accettando la tipica ”ripida curva di apprendimento”.

Al contrario visionare il codice è scelta indotta dalla ricerca di qualcosa: la sicurezza, e questa rimarrebbe valida anche se Vista fosse gratuito.

Ho sempre sostenuto che imparare qualcosa su Linux sia difficile, troppa documentazione.

Nel passato, almeno c’erano i mitici HowTo: testi biblici sui cui passare ore e ore a provare e riprovare. Avevi un problema sulle SCSI? Leggevi lo SCSI HowTO e riuscivi (forse) a fare funzionare la tua c##zz# di scheda.

Ogni How-To aveva uno o più manutentori. Questi erano certi, noti e conosciuti. Se in un HowTo c’era un errore lo si comunicava al manutentore che, dopo opportune verifiche, modificava la documentazione (un lavoraccio!).

In altre parole, una volta c’era tanta, troppa manutenzione. Ma la documentazione era sostanzialmente corretta ed aggiornata. 

Ultimamente si sono aggiunti i Blog e i Wiki. Entrambi manutenzionati da quella vaga entità chiamata comunità. Il Blog è scritto da una persona, se c’e’ un errore puoi commentare, ma se l’articolista non corregge devi leggere i commenti per rilevare l’errata: è quantomeno uno spreco di tempo ed inoltre trovare questi non è quasi mai agevole.

I Wiki sono modificabili da chiunque si registri al sito di gestione. Si suppone che, così facendo, la qualità del testo sia garantita dall’intervento generalizzato della comunità. Di fatto, come nella termodinamica, i Wiki tendono all’entropia. Le informazioni tendono ad essere superficiali, più orientati all’utente che al professionista.

Non sarebbe un gran male se tutte le forme di documentazione fossere egualmente raggiungibili. Ma provando a ricercare con Google qualunque informazione, nelle prime videate appaiono solo Wiki e Blog. Google qualifica una URL in base al numero di riferimenti, in questo modo intercetta  l’interesse della massa e non necessariamente la qualità della fonte.

Ogni volta che necessito di informazioni, ultimamente, mi trovo di fronte ad un muro sempre più spesso di nebbia. Se poi la si immagina luminescente…

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Second Life: pronti a fare business anche in Italia!

Pubblicato da orter su Maggio 21, 2007

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 Da quando Delos è a pagamento, mi consolo leggendo le pagine (fantascientifiche) di Repubblica On Line.

Ultimamente  su questo libello (nell’area scientifica, sic!!) sono apparsi titoletti relativi a Second Life e li ho subito collegati ad analoghi apparsi su Focus (eminente rivista scientifica, sic!!) e su Pc professionale.

Al che mi sono ricordato del periodo 1994-1997. In quel tempo Repubblica c’era già e c’era anche Internet, anche se andavano ancora forte le BBS. Era il tempo dell’Italian Crackdown.

Mi ricordo distintamente degli articolazzi che si leggevano sul giornalaccio, sostanzialmente si leggeva:

  • Internet è pericolosa
  • Su internet ci sono i pedofili
  • Su internet ci sono le truffe, i siti porno e quello di Forza Italia.

Nel 1997, poi, BOOM. Il cambiamento. Di colpo Internet diventa fighissima, ci sono un sacco di belle cose, originali, alla moda e superlative per i ragazzi in gamba.

Il motivo di tale cambiamento è che Repubblica vara Repubblica On Line, Il Sole 24 Ore l’omonimo sito, eccetera.

Da luogo di perdizione Internet diventa luogo di “bisiness” e, quindi, automaticamente positivo.

Adesso l’oggetto del cambiamento è proprio Second Life. Il sito c’e’ da due anni, e la settimana scorsa sempre Repubblica  (riprendendo una notizia apparsa nel Blog dei Linden Labs abbastanza tempo addietro) appare un articolo (letto da dietro le spalle del legittimo compratore in un autobus) che sosteneva che i pedofili e i truffatori erano in Second Life.

Negativo quindi? Non so, la stessa settimana come ho detto escono anche articoli su Focus e su Pc Professionale.

Pc Professionale spiega che in Second Life anche Gabetti ha comprato spazi. Schiere di agenti immobiliari vendono case virtuali copia di quelle vere (oh Dio, quando si dice che la realtà supera la fantasia).

Quando si è disprezzato, nel passato, si è comprato.

Pronti per 2Life Repubblic?

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Dell, non far la stupida stasera

Pubblicato da orter su Maggio 21, 2007

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C’era da immaginarselo. Nel 1998 Dell vendeva portatili con distribuzioni Linux, a prezzo biù basso.

Dieci anni dopo, fatalità, accetta (o propone) modelli con Ubuntu, ma a prezzo pieno.

Dubito molto che M$ stavolta centri. 

Quando si dice che i produttori hanno margini all’osso….

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